QUANTO CONTA L’ESPERIENZA DEI CORSISTI IN AULA?

Scopri come un gioco sapientemente progettato può produrre esperienze significative che possano

persuadere i corsisti a riconsiderare i propri comportamenti.

 

La formazione in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro quasi sempre non produce risultati, ormai in azienda viene fatta perché obbligatoria. Viene accettata come un male inevitabile che determina anche una gran perdita di tempo. Tutto questo è ancor più vero in aziende di produzione dove la gestione dei turni e delle relative aule di formazione è molto complessa.

Spesso in aziende con almeno 20 lavoratori capita di dover rimandare il corso per motivi produttivi sorti all’ultimo momento. Questa è la realtà, solo se, si sono vissute esperienze d’aula noiose e improduttive.

Dopo aver capito meglio da dove nasce questo grave problema vedremo come cambiare rotta

e ottenere sia il trasferimento di contenuti che la riconsiderazione delle proprie posizioni.

Per chi si occupa di sicurezza in azienda è molto frustante gestire preposti e lavoratori e convincerli ad andare in aula. Senza considerare che è opportuno spingere anche con i dirigenti o titolari che poi all’ultimo chiedono di non mandare alcune persone o rimandare la formazione.

Ci si sente poco considerati e ogni giorno anche gli Rspp interni perdono slancio e forza nell’affermare che la sicurezza va messa al primo posto.

Tutto questo nasce in aula perché sono le esperienze vissute e interiorizzate dai corsisti che lasciano il segno nella loro mente. Per gli adulti che apprendono questo è ancor più vero e parlando di esperienza bisogna fare 2 premesse:

1) Sulla base dell’Andragogia è evidente che bisogna utilizzare e considerare in aula proprio l’esperienza dei lavoratori.

2) Se si vive un’esperienza negativa di formazione si rimane “scottati” e si vuole evitare di ripetere quella frustrazione.

Tutto questo può essere risolto tramite un approccio scientifico e approfondito partendo dall’utilizzo del gioco. Si proprio il nostro Play, molto spesso poco conosciuto nel mondo safety.

La letteratura contemporanea presenta diverse riflessioni su come il giocare sia una pratica capace di alimentare nel giocatore un pensiero critico e riflessivo. Giocare consente in aula un apprendimento esperienziale che si fonda sulle pratiche dell’osservare, dell’immaginare e del fare secondo una logica di coinvolgimento e sperimentazione. Se poi il gioco parte dall’esperienza passata o recente, ma soprattutto vissuta rispetto a: compiti lavorativi, procedure di sicurezza, casi pratici di mancati infortuni o altro realmente vissuto in azienda è evidente che la noia non può appartenere ad un’aula Play Sicurezza.

Ma questo è solo uno dei vantaggi che questo metodo ludico porta in dote, infatti giocando ci divertiamo e ci troviamo in una condizione psicologica che predispone il cervello a una maggiore ricettività delle informazioni. Questo è evidentemente un secondo vantaggio per chi come noi deve far passare anche contenuti tecnici come:

1) i decibel del rischio rumore.

2) il rischio cancerogeno per le polveri da legno duro.

3) i valori di azione e rischio relativi alla movimentazione manuale dei carichi.

4) gli elementi su cui intervenire per ridurre il rischio da movimenti ripetitivi.

Nello specifico credo sia interessante condividere il gioco che abbiamo creato per gestire la costruzione di nuovi comportamenti relativi al rischio da polveri di legno duro in un’azienda del settore produzione mobili.

Partendo da una richiesta specifica abbiamo ideato da zero una situazione ludica che permettesse di sensibilizzare i lavoratori fino a farli riconsiderare alcune delle proprie posizioni in merito:

1) Pulizia giornaliera delle postazioni.

2) Utilizzo del compressore per pulire il vestiario.

3) Utilizzo dei dpi nelle fasi di lavoro specifiche.

Gli operai hanno giocato e si sono divertiti, il tempo è volato e soprattutto molti di loro ci hanno detto: “Finalmente abbiamo capito perché dobbiamo fare certe attività!! Dovremmo fare più spesso questa formazione.”

Alcuni di loro giocando hanno anche ammesso che non attuavano alcune procedure, ma la rilettura critica attraverso il gioco ha permesso loro di rivedere le proprie posizioni e/o preconcetti.

Chiaramente non basta solo il gioco in sé, è fondamentale il ruolo del formatore che con i giusti strumenti può veicolare il percorso verso il giusto risultato.

In questo senso mi interessa far notare come il formatore, utilizzando il gioco e la condivisione di argomenti tecnici, riesce a far accogliere le nuove modalità comportamentali come vicine, credibili e convincenti.

Play sicurezza già da anni ha verificato queste teorie tramite l’esperienza in campo e possiamo affermare che un gioco sapientemente progettato può generare esperienze significative che:

1) Suscitano riflessioni critiche.

2) Fanno acquisire nuove conoscenze tecniche.

3) Predispongono al cambiamento.

4) Influiscono sul bagaglio personale.

Purtroppo questo approccio è poco diffuso tra i formatori usuali e a volte le aziende devono provare i nuovi metodi per capirli e testarli, ma siamo convinti che questo sarà l’approccio del futuro per avere una nuova, vera ed efficace sicurezza nei luoghi di lavoro.

Contattaci per non perdere l’occasione di provare un nostro corso Play Sicurezza, è l’unico modo per capire se possiamo costruire risultati anche nella tua azienda.

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